La Corte di Cassazione penale con recente pronuncia (Sentenza n. 37886/2025) ha ribadito i criteri ermeneutici da impiegare ai fini della configurabilità della circostanza aggravante della minorata difesa ex art. 61, primo comma, n. 5 c.p. ribadendo come ai fini dell’integrazione della detta circostanza le circostanze di tempo, di luogo o di persona di cui l’agente abbia profittato, debbano tradursi, rigorosamente ed in concreto, in una particolare situazione di vulnerabilità del soggetto passivo del reato, non essendo sufficiente l’idoneità astratta delle predette condizioni a favorire la commissione dello stesso.
Il giudice di merito è quindi chiamato a valutare accuratamente gli elementi a supporto della ricorrenza della detta circostanza ai fini di motivare il maggior disvalore che la condotta assume nei casi in cui l’agente approfitti delle circostanze che facilitano l’azione delittuosa offerte dal particolare contesto in cui quest’ultima si concretizza.
A cura di Avvocato Edoardo Poletto e Avvocato Antea Castelli.
Pubblicato in data 05 dicembre 2025.